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Quando la diga si incrina: Saturno e Nettuno in Ariete

C’è un’urgenza che si sente nell’aria.
Una specie di pressione silenziosa che si fa via via più intensa, come un grido trattenuto da troppo tempo.

Stiamo entrando nel lungo abbraccio tra Saturno e Nettuno, che culminerà a luglio e già oggi si avverte la loro tensione crescente. Un incontro raro, che accade in Ariete: il segno dell’inizio, del fuoco primordiale, dell’impulso che rompe le acque per nascere.

Saturno vuole contenere, reggere, strutturare.
Nettuno scioglie, dissolve, chiama ad un comune sentire.
Quando si incontrano, si crea uno spazio paradossale in cui la forma cerca di reggere ciò che non ha forma. Come una diga che prova a contenere l’oceano.

Ma può una diga sostenere una tale portata?

In questi mesi lo vediamo e lo sentiamo: guerre, genocidi, catastrofi umanitarie. Non è che la sofferenza sia nuova. Ma qualcosa è cambiato: non possiamo più girarci dall’altra parte. Quel dolore collettivo – che per tanto tempo è stato zittito, rimosso, anestetizzato – ora grida. E non si lascia più ignorare.

Saturno, in questo contesto, può provare a fare ciò che conosce: trattenere, negare, censurare.
Oppure – se ascolta – può trasformarsi in contenitore sacro, in argine consapevole che non pretende di fermare l’oceano ma accetta di farsi trasformare da esso.

Nettuno, dal canto suo, porta un dolore antico e impersonale, ma in Ariete quel dolore si infiamma, si fa personale, urgente, riconosciuto. Diventa ispirazione o devastazione. Un urlo che vuole incarnarsi per spazzare via qualsiasi cosa cerchi di soffocarlo.

Forse questa congiunzione ci chiede proprio questo: non di sopportare ancora, ma di sentire, vedere, riconoscere.
E lasciare che ciò che non regge più – le maschere del potere, la forza bruta, le strutture senza anima – si spezzi.

A volte la frattura è l’unico modo per far passare la luce.

  • Cosa succede quando non possiamo più negare il dolore del mondo?
  • Come possiamo contenere ciò che emerge, senza chiudere il cuore né lasciarci sopraffare?
  • E se fosse tempo di smettere di “reggere” l’insostenibile?

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Lara

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