ANALISI TRANSITI

Venere in fase Retro – Specchio, specchio delle mie brame…

Venere Retrograda in gemelli dal 13 maggio (21°) al 25 giugno (5°)

Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame ? ripeteva la matrigna di Biancaneve tormentandosi davanti allo specchio magico con un dilemma che rifletteva, di certo, una bassa autostima. Chissà come era messa la sua venere 😊 ?

E ora che venere è in fase Retro qualche dubbio sul nostro “valore” potrebbe emergere anche in noi.

Venere è l’archetipo di ciò che ci fa stare bene e ha valore. La viviamo, spesso, nella relazione con l’altro che diventa così uno specchio che ci rimanda un immagine di noi più o meno gradevole e/o gradita.

Venere ora si trova in gemelli, segno del contatto, dello scambio comunicativo, del confronto con chi ci circonda.

Così può darsi che una parola buttata lì da una persona cara o importante vada a toccare quei punti sensibili di cui conosciamo l’equilibrio instabile.

Considerate che ogni transito viene sentito e vissuto in base ai nostri contenuti interiori.

Per capire come si esprime la nostra venere è necessario sapre, almeno, in che segno si trova. Scopritelo su Astro.com.

Così per chi ha una venere in toro che ha bisogno di certezze e stabilità durante il transito Retro di venere potrebbero emergere insicurezze, la sensazione di non avere sufficienti risorse, di non poter dare ai propri cari tutto ciò che si vorrebbe.

Per chi ha una venere in capricorno, forte e ambiziosa la venere retro potrebbe farla dubitare un po’ di sé, delle sue competenze, della sua autosufficienza affettiva.

Una venere in bilancia cercherà ancora più conferme della sua bellezza negli occhi degli altri.

L’aspetto positivo della fase Retro di venere è ci permette proprio di VEDERE queste dissonanze. C’erano già prima ma non le ascoltavamo, non le davamo attenzione proprio perché toccano quelle fragilità che non vorremmo riconoscere e soprattutto sentire.

Prendiamoci cura di noi

Questa è invece l’occasione di occuparci della sfera venusiana. Per ristabilire la centratura oppure per sanare quelle ferite dell’autostima che ci fanno dubitare del nostro valore e non ci fanno stare bene con noi stessi.

Per favorire questa indagine interiore io faccio così:

  • Riconosco il disagio che emerge

E’ il passaggio più importante perché spesso preferiamo metterci una toppa spostando l’attenzione da ciò che sentiamo ad una qualsiasi attività che ci distragga.

  • Gli do un nome, lo definisco

Se sono arrabbiata e infastidita per un commento che ha fatto mio marito (vi ricordate lo specchio) prima di tutto lo riconosco, poi lo definisco, tipo “non mi sento apprezzata come vorrei”. Circoscrivere il disagio lo depotenzia.

  • Me ne occupo

Già il semplice fatto di occuparci del disagio emerso è un atto di amore verso di noi che fa sciogliere il grosso della tensione.

Poi mi chiedo se il malessere è passeggero. Se è così non lo alimento più con la mia attenzione e lo lascio andare. Se, invece, rivela una disarmonia più profonda penso a come intervenire più concretamente.

Ci vuole solo un po’ di disponibilità per collaborare con l’universo 😉

❣Lara

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