MARCO PANTANI

Pubblicato da Lara il

marco pantani

Si ritorna a parlare di Pantani, a dieci anni della sua scomparsa in occasione della riapertura delle indagini su quelle ultime ore della sua vita consumate in una pensioni di Rimini, dove è stato trovato esanime a seguito di un overdose di sostanze stupefacenti.

Il pirata, come era soprannominato, era un Capricorno forte, determinato, capace di sopportare immani fatiche fisiche in vista del traguardo, ma dietro la tempra saturnina, celava  fragilità inaspettate.pantani Ora la magistratura, su pressioni in particolare della madre del ciclista, condurrà le indagini necessarie per far luce su questa triste vicenda, ma certo è che Marco negli ultimi anni della sua vita, fosse caduto in una spirale fortemente autodistruttiva.

Ripercorriamo le tappe della sua vita e della carriera.

L’infanzia di Marco è semplice ma serena. I genitori, Paolo e Tonina, sono dei gran lavoratori decisi a realizzare il sogno della casa di proprietà, per cui si danno gran da fare. Marco così passa gran parte del suo tempo con nonno Sotero con cui va a pesca e che gli regalerà, più tardi, la sua prima bici da corsa, un gioiellino su cui saliva la mattina e scendeva solo al calar del sole, per girare nelle colline della Romagna, sia in solitaria, sia in gruppo. In questo caso si faceva superare da tutti e quando iniziavano le salite, li staccava uno ad uno per trovarsi, solo, in cima.

Ecco già tratteggiata la tempra del Capricorno. La famiglia (sole, venere, mercurio in Capricorno ) gli trasmette il principio del rigore, della fatica, della determinazione in vista del risultato.

Questi valori sono particolarmente forti in Marco perché saturno, che governa il sole Capricorno è in I casa, il settore della personalità.

La “scelta” di uno sport così faticoso, e faticoso è solo un eufemismo, riflette i contenuti simbolici del tema di Pantani. Lui doveva faticare, soffrire, tenere duro per dimostrare, con i fatti, chi era. Non si risparmiava mai.

Il rigore di saturno era ulteriormente accentuato dall‘opposizione di giove in Scorpione in VII casa. Questo aspetto riflette un conflitto interiore tra il principio del rigore e del limite, in cui si identificava totalmente (saturno è in I casa), e il principio dell’espansione che sperimentava attraverso “l’altro” (giove in VII casa). Poi vedremo come questo simbolo si manifesta.

La sua carriera di professionista, dopo diverse vittorie come dilettante inizia nel 1992 col Giro d’Italia. Gli anni successivi lo vedranno raggiungere i più alti traguardi ma non mancheranno dolorosi e sfortunati incidenti che lo costringeranno a faticosi (sempre saturno, appunto) percorsi di riabilitazione.

Fino al 5 giugno 1999, a Madonna di Campiglio, all’apice del successo e della carriera, quando tutto finì.

Quel giorno un esame di routine dell’ematocrito segnalò un valore leggermente più alto del consentito. Per prassi gli fu chiesta una sospensione cautelare per ragioni di salute di 15 giorni, al termine dei quali avrebbe potuto riprendere le gare. Certo quel giro d’Italia era per lui terminato, ci sarebbero stati altri traguardi da raggiungere, non era una tragedia.

Ma per lui fu una tragedia da cui non si risollevò più perché ritenne di essere stato vittima di un complotto. Non si spiegava quel valore sballato. Non aveva alcun senso. Non lo accettava.

Ecco manifestarsi l’opposizione saturno giove. Giove in Scorpione in VII incarna in questo caso l’opinione pubblica veicolata dai media, che alimentano, amplificano il dubbio (giove è in Scorpione) sulla sua condotta, sui traguardi raggiunti in passato. “Saranno state vittorie pulite ?” si leggeva nei quotidiani ? E il peso del dubbio gravava su di lui come un macigno (giove transita nella sua I casa)

Dopo l’evento a Madonna di Campiglio si ferma, non corre, forse per la prima volta da quando era bambino e da quando era salito sulla mitica bici regalata dal nonno. L’intensa attività fisica a cui era quotidianamente abituato (urano in VI) teneva a bada l’indole emotiva inquieta (luna in XII), facile all’ossessione e alla depressione. Questa opposizione riflette un conflitto tra il mondo esterno e il mondo interiore. L’alternativa ad un attività frenetica (urano in VI) è lasciarsi andare alla deriva (luna in XII). Inizia il disagio esistenziale.

Ci ha riprovato, Marco, a risalire in sella.
Ma nel 2003 arriva la mazzata finale. Non viene accettato al Tour de France, probabilmente per motivi di marketing.

Simbolicamente Marco in questi anni è alle prese con il principio di Giove, così difficile da integrare nella sua vita.

Il giudizio, il dubbio di chi prima lo sosteneva, le indagini della magistratura sono tutte manifestazioni ascrivibili al simbolo di giove. Del “suo”giove in Scorpione in VII casa. L’altro lo giudica, lo infanga, lo macchia. E questa macchia non fa che espandersi. E’ un veleno, lo stesso che inizia ad assumere attraverso le droghe in un escalation sempre più estrema di abbrutimento (ancora giove Scorpione).

C’è dell’altro in questa vicenda che unisce il dramma personale di Pantani al mondo più ampio del ciclismo. Ci sono prassi non lecite ma comunemente ritenute inevitabili (plutone in VI) in uno sport dove la fatica fisica raggiunge limiti estremi.

L’opposizione saturno – giove probabilmente riflette qualcosa di ancora più significativo. Il suo rigore estremo si confrontava quotidianamente con scelte altrui molto più comode e discutibili.

Lui come tutti sapeva ma aveva deciso di tenersene fuori (marte in XII oppone plutone) e probabilmente questa sua politica dava fastidio a molti, era scomodo perché era ritenuto pericoloso. E hanno trovato il modo di screditarlo quel 5 giugno 1999.

In senso più ampio, esistenziale, lui è passato dal rigore saturnino, all’eccesso autodistruttivo gioviano. Era una tappa inevitabile, necessaria al processo di integrazione di un principio che gli era estraneo, che viveva “fuori da sé“. Per lui era tutto bianco o tutto nero.

O il rigore assoluto (saturno) o gli eccessi successivi con droghe e psicofarmaci (giove) a cui si è lasciato andare .

Se fosse sopravvissuto a questa fase difficilissima della sua vita, in cui vedeva rinnegati e infangati i valori su cui aveva fondato la sua vita, avrebbe imparato a fare più “spazio” (giove) dentro di sé all’umana imperfezione che porta a fare degli errori, a fare del male, a farsi del male. Avrebbe imparato a perdonare e a perdonarsi.

Allora avrebbe ricominciato a vincere.

A cura di Lara Serafino

 

 

 

 


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