Come promesso torno ad approfondire il tema di C.G. Jung e in particolare il “femminile” dello psicanalista Svizzero.

Affermava di riconoscersi due personalità ben distinte che definiva la n.1 e la n.2, chiaramente riflesse nelle valenze solari (n.1) e lunari (n.2), la prima portatrice di luce, rappresentata dal sole leone archetipo della luce della coscienza, e la seconda portatrice d’ombra.

E in effetti la congiunzione della luna a plutone nel settore della comunicazione e del pensiero, la III casa, riflette una dimensione emotiva potente, intensa, viscerale, drammatica che si è manifestata sia nella sua professione di psicoterapeuta attraverso l’ascolto e lo scambio di contenuti emotivi profondi ma anche nelle relazioni affettive.

La luna toro, oltretutto sestile a venere cancro, esprime  l’archetipo della grande madre.

Lo conferma Sabina Spielrein, sua paziente e sua amante che in una lettera alla madre racconta della relazione con Jung

Lui è un padre per me, io sono una madre per lui Il fatto che io lo ami è tanto fermamente determinato quanto il fatto che lui ami me. Egli è un padre per me e io sono una madre per lui o, più esattamente, sono la donna che ha agito come prima sostituta della madre.

 https://laraserafino.altervista.org/la-torre-e-la-luna/In effetti sua madre piombò nell’ isteria quando lui aveva solo due anni (luna quadrata ad urano).

Li univa una forte attrazione fisica ma anche la comune passione  nel sondare i misteri della psiche (anche lei diventerà psicoterapeuta) che favoriva un complicato intreccio intellettuale e umano  “alla pari”.

Lui era già sposato con Emma Rauschenbach che le rimase accanto tutta la vita accettando lo “spirito libero” del marito. Donna intelligente e colta (pure lei diventa analista) ritengo che rifletta la sua dimensione solare e in effetti il sole si trova sulla cuspide della VII casa, settore della relazione.

La relazione con Sabine si interrompe quando lei iniziò ad avere delle pretese, non voleva più essere “l’altra”; chiede al suo amato di fare una scelta, ma il nettuniano Jung ama l’Amore più di Sabine e non è disposto a sconvolgere gli equilibri familiari e sfidare le convenzioni.

Un altra espressione interessante di questa solida, fisica e carnale luna toro è legata alla casa che Jung costruì vicino al lago e che chiamò la Torre.

Aveva già una casa, una villa elegante ed imponente a 8 Km da Zurigo. Quella era la casa legata alla personalità n.1, estroversa, socievole, sociale, coniugale e patriarcale ma Jung era sempre diviso tra cielo e terra, tra sole e luna.

Così intorno ai 50 anni, raggiunta l’affermazione professionale, l’esigenza di dare una “forma fisica” alle sue teorie divenne impellente e iniziò a costruire (plutone in transito è sestile alla luna)

Fin dal principio in questa torre provai un intenso senso di riposo e di ristoro…Ho rinunciato alla corrente elettrica: io stesso accendo il fuoco e la stufa, e a sera le vecchie lampade. Non vi è acqua corrente e pompo l’acqua da un pozzo: spacco la legna e cucino il cibo. Questi atti semplici rendono l’uomo semplice.

In queste parole è bene evidente la natura della luna toro. L’esigenza del contatto diretto con la natura, con la terra e le radici; la Torre è ancora un simbolo materno

Fin dal principio sentii la Torre come un luogo, in un certo senso, di maturazione, un grembo materno o una figura materna nella quale potessi diventare ciò che fui, sono e sarò.

La natura trasformativa della luna plutone si manifesta chiaramente in questa costruzione che evolve in corrispondenza della sua evoluzione interiore. Alla prima struttura centrale seguirono altre che l’ampliarono nel corso degli anni.

In questa dimora poté vivere il suo amore per Toni Wolf, l’altra donna che gli stette accanto per 40 anni sfidando la gelosia della moglie e il disappunto dei figli.

Così, se la moglie   Emma incarna il suo sole leone, la sua dimensione sociale e pubblica ben riflessa nella prestigiosa casa di Zurigo è  Toni  la sua dimensione lunare, intima, profonda, materna, accogliente proprio come la Torre.

a cura di Lara Serafino


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