L’altro è un immagine nella “nostra” coscienza. Non è reale tanto quanto non lo è il personaggio che crediamo di incarnare.

Così nella relazione accade che ciò che viviamo sono le nostre immagini “interiori”; i modelli attraverso cui la Vita si manifesta.

I modelli che più facilmente possono rivelare il “sogno” del personaggio fittizio che crediamo di essere, sono quelli legati a saturno, urano, nettuno e plutone.

In questo post approfondiremo il modello saturniano.

Chi “incarna” questo modello nella relazione vivrà l’altro come critico, freddo, giudicante.

Di fatto la relazione non offre calore, conferme né gratificazioni. Tutti i tentativi di conquistare l’amore,  appartengono sempre al modello stesso perché lo sforzo di rendersi amabili è proprio espressione di saturno che, nella relazione, rispecchia l’idea che l’amore debba essere meritato. Così si posticipa la gratificazione nel futuro. C’è chi pensa di doversi perfezionare nell’aspetto fisico e che  solo quando questo obiettivo sarà raggiunto potrà essere amato. C’è chi è disposto a fare rinunce e privazioni per andare incontro alle aspettative dell’altro. C’è chi spera che il prossimo amore sarà quello giusto e nel frattempo rimane solo in attesa dell’uomo/donna perfetto.

Nessuno sforzo, nessuna rinuncia, nessun sacrificio porteranno al risultato sperato. Il meccanismo che perpetua l’illusione, lo sottolineo, è nella natura stessa di saturno che è fatica, sacrificio e rinuncia.

Di fatto, l’esperienza che spesso deriva dal modello relazionale saturniano, ma poi vedremo anche in quello uraniano, plutoniano e nettuniano in forme diverse, è il senso di solitudine.

Ma questi modelli relazionali possono favorire il risveglio proprio perché la sofferenza che ne deriva può spingere  a compiere una rivoluzione interiore, spostando l’attenzione da “fuori” a “dentro”.

A questo punto diventa chiaro che vista la ripetitività della manifestazione del “modello” nella nostra vita, la “colpa” non è dell’altro. Ma, con valori saturniani,  il risveglio può accadere solo quando si realizza che la “colpa” non è nemmeno nostra.

Il senso di inadeguatezza, il non sentirsi degni d’amore è ciò che mantiene reale l’idea di un “me” che deve cambiare, migliorare, perfezionarsi. Aspirazione che acuisce il senso di inadeguatezza alimentando un circolo vizioso che  mantiene intatto il sogno della separazione.

Ma è un sogno e risvegliarsi dal sogno significa riconoscere che questo modello accade, ma non sta accadendo a nessuno.

Quell’unità e completezza a cui si aspira agognando l’amore dell’altro non è mai venuta meno.

E’ ciò che Siamo.

a cura di Lara Serafino

 

 


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