Continuiamo l’indagine dei modelli della relazione e occupiamoci della relazione nettuniana.

L’altro, colui con cui, apparentemente,  ci relazioniamo, non è un entità oggettiva, separata tanto quanto non lo siamo “noi” ma piuttosto, è un immagine della coscienza, un modello interiore che finché non viene visto come tale, contribuisce a mantenere intatta l’illusione della separazione.

Fatta questa premessa, nettuno è il pianeta/simbolo che più ci avvicina al principio di unità, di totalità indifferenziata dove l’idea di individualità separata va scemando.

Nella relazione nettuniana spesso l’altro, fisicamente, non c’è, è assente. E’ assente per i più svariati motivi. Perché è lontano, perché è irraggiungibile magari perché è già impegnato o perché non ricambia il nostro sentimento.

Un altra possibile forma di questo rapporto è quella del legame salvifico, dove l’altro è visto come profondamente sofferente, fragile e “malato”  e il nostro amore lo può salvare. Ma puntualmente nonostante il “sacrificio di sé”, l’altro non si lascia redimere.

Ciò che  accomuna questi vissuti  è che l’oggetto d’amore non ha contorni chiari e definiti…piuttosto è un assenza, un vuoto, un anelito.

Il nettuniano si strugge in questa assenza. Si dispera, si sente vittima di un destino crudele che gli impedisce di realizzare il suo sogno  d’amore.

La percezione della sua solitudine è immensa, amplificata.

Il sogno del nettuniano è quello di riconquistare l’unità perduta. E’ questa totalità indivisa che cerca, è per questo motivo che soffre e si dispera, ma è certamente quello che non troverà mai nel  sogno di separazione che crede di vivere. Non lo troverà mai perché non può accontentarsi di qualcosa di meno che l’assoluto.

Come sempre, la dinamica si alimenta dalla speranza di una realizzazione nel futuro che lo tiene imprigionato nel suo incubo di sofferenza. Incubo, tra l’altro, da cui non vuole risvegliarsi come, di fatto nessun ego vuole risvegliarsi dal suo sogno, per quanto infelice possa essere.

Il nettuniano è sull’orlo del baratro. Il vuoto è davanti e attorno a sé ma lui si tiene ben saldo, con le sue strategie,  per non cadere, per non perdersi, per non annullarsi ….mai veramente.

Spesso il nettuniano, così vicino alla “dissoluzione” dell’ego, è in effetti estremamente immerso nel sogno. I confini tra sé e il mondo sono labili, inconsistenti, evanescenti ma finché anima  il mondo con le sue, personali e potenti emozioni, non riesce a cogliere che è il mondo ad essere “dentro” di “lui” e che quindi non c’è, e non c’è mai stata,  alcuna separazione, né divisione.

A questo punto può realizzare che quell’amore a cui anela, LO è già.

a cura di Lara Serafino


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